ⓘ Luigi Capello

                                     

ⓘ Luigi Capello

Luigi Capello è stato un generale italiano.

Durante la Prima guerra mondiale si distinse guidando le sue truppe in una serie di costose offensive sul fronte dellIsonzo che si conclusero con limitati successi tattici soprattutto a Gorizia e sulla Bainsizza. Assegnato al comando della II Armata, venne sorpreso nelle fasi iniziali della battaglia di Caporetto e non riuscì a fermare lavanzata del nemico prima di essere costretto a cedere il comando per seri motivi di salute. Considerato responsabile della disfatta, non ritornò più in servizio.

Nonostante la sconfitta, Luigi Capello è stato ritenuto uno dei migliori generali alleati della prima guerra mondiale; dotato di una personalità dominante e di un carattere irrequieto e passionale, il generale dimostrò intelligenza e capacità tattica e strategica. Dotato di grande spirito offensivo, ordinò una serie di attacchi frontali che costarono elevatissime perdite ai suoi soldati, ma secondo lo scrittore Mario Silvestri egli fu, per perspicacia, spirito diniziativa e capacità di analisi, "di gran lunga il migliore dei comandanti darmata dellesercito italiano".

Dopo la fine della Grande Guerra, si accostò in un primo tempo al Fascismo per poi divenirne fermo oppositore ed essere coinvolto nel 1925 nel fallito attentato contro Mussolini organizzato dal deputato social-unitario Tito Zaniboni.

                                     

1. Biografia

Di umili origini, Luigi Capello rivelò una fortissima personalità che gli consentirà di scavalcare i numerosi pregiudizi sociali. Partecipò alla Guerra italo-turca e lo aiutò la sua grande ambizione che venne soddisfatta durante la Prima guerra mondiale in seguito alla Sesta battaglia dellIsonzo, con la conquista della città di Gorizia, a fianco del generale Luigi Cadorna, col quale condivideva anche la forte personalità.

Sottotenente nel 1878, frequentò la Scuola di guerra. Divenuto colonnello nel 1910 comandò il 50º Reggimento fanteria. Con il grado di maggior generale comandò la Brigata "Abruzzi" per poi essere destinato in Libia durante la guerra italo-turca dove ebbe il comando di una brigata inquadrata nella 4ª Divisione speciale del generale Ferruccio Trombi, prendendo parte a combattimenti nel settore di Derna. Promosso tenente generale nel 1914 comandò la divisione militare di Cagliari e poi con lentrata in guerra dellItalia, avvenuta il 24 maggio 1915, il II Corpo darmata.

Grazie alla conquista di Gorizia nella sesta battaglia dellIsonzo, Capello acquisì una grande popolarità, sia tra i ceti minori sia tra le grandi personalità. Da qui la sua carriera conobbe un salto evidente. Dopo un periodo sugli altipiani, gli venne assegnato il comando della 2ª Armata di stanza nellIsonzo che portò alla conquista della Bainsizza nellundicesima offensiva in quel settore. Ottenne il comando di ben 9 corpi di armata tra il Monte Rombon e Vipacco. Nel contesto della 2ª Armata fu anche favorevole agli innovatori nelle tattiche offensive, e in particolare appoggiò gli Arditi, tanto da essere malvisto da altri alti ufficiali, che vedevano negli Arditi i pretoriani di Capello, e in Capello un generale che si circondava da reparti quasi mercenari e fedeli innanzi tutto a lui, creando uno strascico di rivalità che contribuirà a isolarlo dopo Caporetto.

                                     

1.1. Biografia La sconfitta di Caporetto

Ma il 24 ottobre 1917 tutto crollò. Luigi Capello venne messo al fianco.

Uomini celebri dellepoca, però, lo criticarono. È il caso di Emilio Lussu che, nel suo Un anno sullAltipiano, ne traccia un ritratto vivido e acre, criticando la sua distanza dai subordinati e la sua apparente indifferenza per la loro sorte.

Capello si difese da questa accusa in alcune ricerche da lui stesso fatte. Lattuale storiografia militare ha comunque appurato che le responsabilità del generale nella disfatta di Caporetto furono gravissime: il generale, infatti, in ossequio alla dottrina di Cadorna dellattacco a tutti i costi, aveva trascurato di organizzare la Seconda armata anche per la difesa, il che portò al completo crollo del tratto di fronte che occupava a causa dellattacco austro-tedesco. Con la disfatta di Caporetto terminò la propria carriera militare.

                                     

1.2. Biografia Il Dopoguerra

Fu in seguito tra i primi ad aderire ai Fasci italiani di combattimento; fu chiamato a presiederne il Congresso di Roma nel novembre 1921 e nellottobre 1922 prese parte alla Marcia su Roma. In seguito al voto del Gran Consiglio del 13 febbraio 1923 che dichiarava incompatibile ladesione al Fascismo e alla Massoneria, Capello dichiarò apertamente la propria appartenenza massonica, ma non si dimise dal PNF, attendendo una decisione della segreteria del partito; e nel 1924 difese fisicamente dagli attacchi fascisti la sede centrale del Grande Oriente dItalia, Palazzo Giustiniani. Secondo alcuni storici militari, come Rochat e Schindler, mentre i comandanti italiani della Grande guerra come Diaz e Badoglio furono fatti oggetto di onori da parte del regime, Capello fu emarginato, soprattutto a causa della propria appartenenza alla Massoneria, essendo stato iniziato il 15 aprile 1910 nella loggia Fides di Torino, avendo poi conseguito il 33° e massimo grado del Rito Scozzese Antico e Accettato.



                                     

1.3. Biografia Lattentato a Mussolini

Capello fu arrestato a Torino con laccusa di aver preso parte allorganizzazione del fallito attentato contro Mussolini nel 1925 organizzato dal deputato social-unitario Tito Zaniboni. Capello respinse tutte le accuse e dichiarò di aver avuto solo un incontro, il 2 novembre, con Carlo Quaglia, inviato da Zaniboni per potergli consegnare un prestito di 300 lire che serviva per finanziare una manifestazione di reduci antifascisti, ma di essere alloscuro delle reali intenzioni di Zaniboni. Secondo le informative di polizia la somma, giunta da Praga e consegnatagli da Quaglia, era stata elargita da un importante massone, il che fece prendere corpo allidea che nella vicenda vi fosse uno "sfondo massonico", mentre secondo il funzionario di polizia Guido Leto la responsabilità della massoneria italiana, pur data per scontata fin da subito in ambito politico, era stata poi ridimensionata in ambito giudiziario. Ciononostante, essa giustificò per il regime fascista il varo delle leggi miranti alla soppressione della massoneria in Italia, varate già nello stesso anno. Ma le responsabilità di Capello emersero ugualmente, e Zaniboni cercò inutilmente di scagionarlo dal fallito attentato; ammettendone però il coinvolgimento, disse: "A vevo notato la sua avversione alla mia azione e lintenzione di staccarsi da me ". Dal canto suo, Capello si giustificò sostenendo che la propria avversione al Regime non si spingeva comunque fino a voler compiere un attentato.

Nel 1927 fu condannato a trentanni di carcere, ma venne rimesso in libertà il 22 gennaio 1936. Secondo Guido Leto la condanna abbreviata fu dovuta alla convinzione di Mussolini che, nonostante le prove, in realtà il generale fosse estraneo allattentato, nonché per il riconoscimento degli importanti meriti di Capello acquisiti nella Grande Guerra; inoltre Mussolini dispose la requisizione di alcuni locali della clinica del dottor Cusumano a Formia, allinterno dei quali e dellannesso giardino Capello ebbe libera circolazione durante la detenzione, seppur sotto vigilanza da parte dei carabinieri.

Scarcerato, trascorse gli ultimi anni di vita in un appartamento in via Stazione San Pietro a Roma le estati a Grottaferrata.

Con decreto del 26 dicembre 1947 gli furono restituite tutte le decorazioni militari di cui era insignito, a partire dal 5 agosto dello stesso anno.

                                     

2. Pubblicazioni

  • Per la verità, Frateli Treves, Milano, 1920.
  • Note di guerra, dall’inizio alla presa di Gorizia Vol.1, Fratelli Treves, Milano, 1920.
  • Note di guerra, Vodice, Bainsizza, Caporetto, la vittoria finale Vol.2, Fratelli Treves, Milano, 1921.
                                     

3. Monumenti

La ventitreesima galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale, porta il suo nome.