ⓘ Ritratto di cavaliere

                                     

ⓘ Ritratto di cavaliere

Il Ritratto di cavaliere è un dipinto a tempera su tela di Vittore Carpaccio, datato 1510 e conservato nella Collezione Thyssen-Bornemisza di Madrid.

                                     

1. Storia

Lopera è nota da tempi recenti, quando nel 1919 era nella collezione Vernon-Wentworth, nello Yorkshire. Passato in asta a Christies di Londra il 3 novembre di quellanno, fu acquistato per la collezione Sully, a Londra; in seguito entrò nelle raccolte di Otto H. Kahn a New York e poi in quelle Thyssen-Bornemisza 1935, già a Lugano e dal 1992 a Madrid.

                                     

2. Descrizione e stile

Il giovane cavaliere è ritratto in piedi sul primo piano, con le gambe saldamente aperte a compasso nellatto di sguainare lo spadone, sullo sfondo di un paesaggio descritto con una cura minuziosa del dettaglio, degna della pittura fiamminga.

Il profilo di un armato a cavallo si stacca dalle mura di un castello fortemente scorciato in profondità, sulle cui mura si nota linsegna lignea di un cavallo al galoppo. A fianco delluomo si vede apparire un cane, mentre un altro si trova poco dietro il cavaliere in primo piano. Ogni specie vegetale e faunistica è perfettamente riconoscibile; tra gli animali si vedono, oltre ai già citati cani, un ermellino simbolo di purezza e integrità, un cervo, un pavone simbolo di immortalità, un leprotto e numerosi uccelli, alcuni in volo e altri nello specchio dacqua che si apre sulla destra.

Un cartiglio in terra a sinistra reca il motto MALO MORI / QUAM / FOEDARI "Meglio morire che contaminarsi", che rimanda alla virtù dellignoto cavaliere.

                                     

3. Interpretazione

Lidentità delleffigiato è stata storicamente oggetto di discussione. Si sono avanzati i nomi del duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere, e del re di Napoli Ferrandino. Unipotesi più recente suggerisce il nome di Marco Gabriel, patrizio veneziano e rettore della fortezza di Modone in Morea. Secondo questultima interpretazione, lopera sarebbe stata commissionata al Carpaccio dalla famiglia Gabriel su suggerimento di Paolo Vallaresso, rettore della fortezza di Corone e committente del ciclo della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni; lo scopo sarebbe stato quello di riscattare lonore di Marco Gabriel, accusato di pavidità durante lassedio ottomano di Modone 1500 e durante la successiva prigionia.